La serenità è la condizione necessaria per poter vedere bene. Come quando il cielo è limpido e senza foschia: si riesce a vedere lontano. Per accettare le cose che non possono cambiare non necessariamente serve vedere lontano ma è pur vero che sia indispensabile non smettere di vedere, semplicemente per non perdersi, per non soccombere in modo stupido. Le cose che non possono cambiare sono tutte quelle che esulano dalla nostra volontà, ecco perché è tanto difficile accettarle così come sono. Il tempo che passa e lascia i suoi segni, una malattia terminale, la vecchiaia che sopraggiunge, incidenti che cambiano la vita, e tutto quanto rientri in questa categoria di eventi. Combattere talune di queste cose per farle tornare "come prima" è fuori dalla portata umana, solo che non è facile arrendersi all'evidenza. Serve serenità perché essa, come un balsamo calmante, riporta alla mente la saggezza che serve per affrontare il percorso sul quale si presenta l'inesorabile. E molta di questa "saggezza" ritengo sia custodita nel cuore, o anche più in profondità, nel cuore del cuore. La battaglia è cruda perché si rimane intrappolati facilmente nelle maglie delle cose che si vorrebbero. C'è un punto però in cui, se si ricorda di amare e basta, senza pretendere nulla in cambio, né dalle persone né dagli eventi né dalla vita stessa, si modifica qualcosa dentro e dallo squarcio, che sembra una ferita, nasce invece la comprensione dalla quale sgorga la serenità. La pressione prima di arrivare a far scaturire la serenità è forte, molto forte, alimentata dai nulla di fatto che fanno a brandelli ogni aspettativa. E si va così, in piana nel deserto o in salita sugli speroni di roccia, da soli, tormentati dagli spettri molto reali del conflitto tra ciò che si vuole che sia e ciò che invece è. Si piange, è permesso farlo, ma nessuno ascolta, solo tu sei lì ad ascoltare te stesso. E la pressione sale, forse per poterti portare al punto di rottura dell'ego che impedisce la serenità. E se non cedi alla paura o all'ombra nella quale potresti trasformarti per troppo dolore, il cuore viene in aiuto per ricordarti la consapevolezza più semplice: se ami, ami e basta senza riserve né postille, senza se e senza ma, come potrebbe dire qualcuno. Così il tempo che ti resta, aspetta te e non viceversa. La serenità che riesci a conquistare rimane con te ma va coltivata, non va abbandonata a se stessa, va amata anche lei perché si possa procedere insieme lungo la via. Le difficoltà non vengono cancellate dalla serenità, esse rimangono, ciò che si modifica un po' è il carico di tormento che possiamo sentire in loro compagnia. Si attenua quanto basta per rendere più agevole il passo. Ma la serenità fa anche un altro dono prezioso, insegna a sorridere da dentro e questo può rendere migliore la vita non solo di chi vive la serenità ottenuta in battaglia ma anche di chi ci sta accanto. Questo è un ramo dell'amore.
Rita Buccini Between
conoscenza come concretezza e percorso, per nutrire la mente e favorire libero pensiero per la ricerca della consapevolezza, più semplicemente, rendersi conto di ciò che ci circonda ed usarlo come specchio per conoscere meglio se stessi
lunedì 31 dicembre 2012
giovedì 13 dicembre 2012
Un "prodotto" dell'immagina-azione
Questo post di oggi lo dedico ad un progetto grafico. Non conosco personalmente l'autore ma è capitato di poter assistere alla presentazione del libro per immagini dal titolo StoryFrame (ANIME GEMELLE) di Leonardo Baldini. Questo è un libro particolare. Un libro perché vive anche tra le pagine di carta. La sua ossatura è fatta di immagini, scatti che fermano nell'istante tutto ciò che serve per comprendere senza parole. Questa è la particolarità che mi è piaciuta. E non solo perché preferisco pensare e vivere per immagini ma anche perché l'assenza di un linguaggio parlato lo rende universale, accessibile a chiunque in qualsiasi parte del mondo. E' straordinario. Per "leggere" questo libro non serve neppure saper leggere. Questo andare oltre qualsiasi barriera cancella le difficoltà, unifica e rende ogni persona che lo tiene in mano potenzialmente uguale all'altra. Le immagini messe in sequenza sono come le parole ma il loro codice è semplificato e la chiave di lettura risiede in ciascun lettore. Se le parole messe in sequenza, per farne frasi che rendano l'immagine del concetto che vogliamo esprimere, servono a dipingere un'idea, a estrapolare un sentimento, qui la visuale avvicina in modo diretto. Lo zoom rompe le barriere e ci porta in un luogo al quale possiamo attingere direttamente dalle emozioni che si hanno di fronte. Le immagini sono un veicolo dal motore potente, lo sono sempre state ma ci siamo dimenticati che per leggerle davvero non servono tante parole bensì basterebbe lasciar loro la parola. In questo libro è stato fatto, la parola è tornata in mano alle immagini che sanno reggersi in piedi da sole e sanno anche camminare. Pagina dopo pagina si sommano e cuciono addosso allo spettatore "lettore" la storia. E tu, che hai visto questa storia, sommi le tue emozioni a quelle che ti vengono mostrate. E la memoria si arricchisce di un punto di vista in più, come nel cammino della conoscenza. R.B.Between
venerdì 7 dicembre 2012
Sguardo curioso su un mondo a parte
Il mondo al quale mi riferisco è quello degli uomini. Che non è davvero un mondo a parte se non in alcune occasioni. Oggi ho avuto modo di stare a guardare questo mondo e dal mio angolo silenzioso ho potuto comprendere qualcosa. Merito di Facebook. Un amico posta il suo stato e gli rispondono altri due amici. Tutti e tre, nella realtà, si conoscono bene e parlano come se non ci fosse alcuna barriera fisica tra le loro parole. Scherzano, le battute fioccano e io che sto a guardare non posso fare a meno di immaginarmeli lì in carne e ossa e mi incuriosisce la loro confidenza. Facebook permette anche questo, stare a guardare e riflettere. La voglia era quella di intromettermi con una battuta come faccio di solito con tutti se trovo qualcosa di divertente o di interessante da commentare, questa volta sono stata solo lì a guardare. E ho iniziato a pensare dopo aver sorriso per i loro vari commenti. Credo che il feeling tra gli uomini, i maschi, sia diverso da quello che c'è tra le donne. Diverso come sono diversi tra loro gli uni e le altre. Solitamente, a meno che non si riesca ad andare oltre, un uomo in presenza di una donna, o viceversa, attiva consciamente o inconsciamente, come volete, se non una barriera istintiva, almeno un velo. Come a voler proteggere un'intimità dell'animo fatta di tutte quelle cose che crediamo appartengano esclusivamente all'essenza del proprio genere. Quindi ci sono cose da uomini e cose da donne, senza però voler qui discutere di estremismi vari. Semplicemente, nella realtà quotidiana, non svolgiamo gli stessi compiti né abbiamo gli stessi interessi, salvo casi specifici, quindi naturalmente si tende ad aggregarsi uomini con uomini e donne con donne, perché si cerca una comprensione più profonda data dalla condivisione dell'uguaglianza. Anche se non siamo sessisti ci sono momenti in cui si deve riconoscere la realtà per come si presenta e non è poi così male. L'uguaglianza esiste come esiste la differenza, non riesco a negare l'una in favore dell'altra. La vita ha sfumature che permettono tutto questo e l'elasticità mentale serve per stare al passo dei singoli casi. L'uguaglianza fra uomini e donne è un valore di giustizia ma esiste anche la differenza tra maschi e femmine che non va bene negare se si desidera comprendersi gli uni con gli altri. Questi tre amici mi hanno involontariamente mostrato la soglia sulla quale una donna dovrebbe soffermarsi un po' per stare a guardare, semplicemente stare a guardare senza fretta. E una donna che facesse così vedrebbe un mondo a parte dove il tempo scompare, dove, se anche si torna bambini, lo si fa ricordando di non esserlo totalmente. In questo mondo a parte si sente il calore dell'amicizia scorrere come se si potesse toccare anche se vola sulle ali delle parole. Accade anche fra donne, non dico di no, ma la sensazione è diversa, leggermente diversa. E il mondo diventa ancor più a parte se l'argomento è la fede calcistica. Qui una donna, a meno che non sia ugualmente tifosa e appassionata, non ha spazio. E molte donne a questo punto si arrabbiano. Forse per gelosia, forse per questa percezione di non riuscire ad avere uno spazio entro quel cerchio solidale, non so, però credo che sia meglio sorridere con il cuore e stare a guardare.
venerdì 30 novembre 2012
Quando il tuo amore non viene ricambiato
Se non avessimo il cuore che ci permette di vedere la vita con "occhi" diversi, perderemmo molta capacità di risoluzione, e molti particolari e sfumature si fonderebbero troppo gli uni con le altre con il risultato di avere davanti qualcosa che, alla lunga, non saprebbe più nutrirci in modo adeguato. L'amore è un argomento così vasto da perdercisi facilmente ma la bellezza di questo sta anche nel fatto che ciascuno contribuisce al discorso globale con la sua esperienza e con il suo punto di vista. Non c'è una regola né una legge entro questo spazio del cuore condiviso da ogni essere vivente, c'è solo ciò che viene vissuto. Ma la cosa importante è approcciarsi all'argomento con la consapevolezza che se si è disposti ad ascoltare l'oratore di turno bisogna ricordare che la vastità delle singole esperienze è difficilmente contemplabile contemporaneamente. E da ciò ne dovrebbe discendere che qui, entro questo spazio di ricerca e comprensione, i giudizi non sono ammessi. Solo l'ascolto e la condivisione lo sono come se tutti gli esseri viventi fossero insieme in cerchio. Nessuno ha di più o di meno di un altro membro del gruppo di ascolto, ha solo la sua esperienza da raccontare così che qualcuno, ascoltandola, potrebbe trovare un tassello in più per comprendere la propria storia. Dell'amore comprendo questo perché comprendo che gli esseri viventi custodiscono ciascuno una sfumatura ed è osservandola che possiamo comprendere gli altri e noi stessi, specialmente quando l'argomento è vastissimo date le sue ramificazioni come fosse l'albero più grande e più vecchio mai esistito. I rami sono coloro che vivono le proprie esperienze ma la radice comune è la consapevolezza che il cuore è uno e funziona nello stesso modo per chiunque. Solo le esperienze diversificano fino all'impensabile le sfumature in modo da crearne di uniche.
Se molte delle sfumature nascono dall'amore accolto e ricambiato altre ne nascono da quello che non viene ricambiato. Entrambe le strade possono insegnare qualcosa. Per il momento i miei piedi hanno camminato sulla strada dell'amore non ricambiato e devo dire che per ciò che ho nel cuore il terreno non è soffice. Ad un certo punto del cammino poi ho deciso di togliermi le scarpe perché volevo sentire quanto duro fosse camminarci sopra per non arrendermi alla prima facile decisione alternativa. Ho tolto le scarpe non per masochismo o per ferirmi o per punirmi di qualcosa volevo solo accettare con tutta me stessa ciò che la vita mi presentava e questo non è stato indolore. Ho scelto di andare avanti lungo questa strada ascoltando costantemente ciò che avevo nel cuore e sono state infinite le volte in cui sono tornata al suo cospetto chiedendogli che cosa custodiva in sé. Gli ho chiesto fra le lacrime perché e perché sentivo ciò che sentivo verso quella data persona e più scavavo fino a farmi sanguinare le mani per comprendere più mi ritrovavo in mano una radice profonda e forte che non sapevo spiegare. Ho combattuto per estirparla perché mi dava il tormento provare sentimenti per qualcuno che non mi ricambiava. Il combattimento tra sentirmi portata verso la persona e sapere che la realtà non concedeva di essere accolta è stato lungo. Ho cercato di non concentrarmi sul fatto che quando non piaci a qualcuno ti senti uno schifo totale e peggio ti senti quanto più la persona piace a te. Ti crollano certezze e la stima di te stesso vacilla. Essere rifiutati è una botta che ti rintrona. Ma ho pensato che non avesse vero valore stare a rovistare in questi sentimenti depressivi anche se ci sono rimasta dentro per un po' prima di venirne a capo. Ed ogni volta che ho incontrato delle soglie che mi avrebbero portato lontano dalla vera essenza di me stessa e lontana dal mio cuore ho scelto di continuare a piangere, per il momento, finché non avessi capito davvero come poter gestire i sentimenti che abitavano in me. E qui parlo di scelte, delle mie sfumature, di ciò che avevo dentro di me e che ha determinato una direzione piuttosto che un'altra. Masticavo un boccone durissimo da mandare giù, ma non mi sono arresa perché ogni volta che stavo per rinunciare a masticarlo mi sembrava che avrei potuto perdere una parte importante di me. Non sapevo il perché né lo capivo ma sapevo che era così quindi ho continuato nella stessa direzione ostinata e sempre avendo vento contrario. Il vento delle opinioni altrui. Poi, forse perché qualcosa dentro era maturato da sé, mi sono trovata a pensare che parte del mio dolore nasceva anche dal voler dimostrare agli altri cosa provavo per cercare di spazzar via almeno un po' dell'incomprensione per i miei sentimenti. Egoistica visione poiché gli altri vedevano anche i sentimenti dell'altra persona e ovviamente non potevano dare ragione a me. Io mi ci incaponivo su questa cosa perché mi sembrava vano anche ciò che provavo confrontandolo con il pensiero altrui. Come se adeguarmi a tali opinioni o consigli sul guardare altrove cancellasse il mio cuore. E' così che mi sono sentita. Ho smesso di sentirmi così quando ho capito che per essere me stessa dovevo smettere di negare ciò che ancora provavo a dispetto di tutto e quando ho capito che in verità dell'opinione altrui non mi importava granché, poiché non era con quella che mi trovavo a convivere costantemente ogni giorno, sono stata meglio e più in pace. Nel cuore però c'era ciò che c'era, che fosse piaciuto o meno agli altri o che l'avessero capito oppure no. Infine non ho accolto il consiglio di guardare altrove, di cercare qualcun altro per il semplice fatto che, per come sono fatta, non mi piaceva ingannare nessuno, né il mio stesso cuore per primo, né il cuore di chiunque altro avrei guardato solo per cancellare il ricordo precedente. Questa cosa non fa per me. Così mi son trovata un nuovo problema da affrontare. Dove sistemare tutto ciò che si prova per qualcuno non essendo ricambiati? La soluzione è lasciarlo dove sta e fare un lavoro di adeguamento di ciò che siamo tutto intorno. In altre parole si impara a domare l'impulso a voler dare questo amore al "legittimo proprietario" e si vive ogni giorno usando la consapevolezza del proprio cuore come fosse una inesauribile fonte di calore come infatti è. Che l'altro ci sia o non ci sia rimaniamo noi con ciò che proviamo, tenendo a mente i limiti che l'altro impone, perché anche se siamo esseri umani, e questo talvolta può giustificare certe pulsioni ma altre volte no, dobbiamo la nostra comprensione a chiunque sforzandoci, anche se questo genera battaglia interiore.
Se molte delle sfumature nascono dall'amore accolto e ricambiato altre ne nascono da quello che non viene ricambiato. Entrambe le strade possono insegnare qualcosa. Per il momento i miei piedi hanno camminato sulla strada dell'amore non ricambiato e devo dire che per ciò che ho nel cuore il terreno non è soffice. Ad un certo punto del cammino poi ho deciso di togliermi le scarpe perché volevo sentire quanto duro fosse camminarci sopra per non arrendermi alla prima facile decisione alternativa. Ho tolto le scarpe non per masochismo o per ferirmi o per punirmi di qualcosa volevo solo accettare con tutta me stessa ciò che la vita mi presentava e questo non è stato indolore. Ho scelto di andare avanti lungo questa strada ascoltando costantemente ciò che avevo nel cuore e sono state infinite le volte in cui sono tornata al suo cospetto chiedendogli che cosa custodiva in sé. Gli ho chiesto fra le lacrime perché e perché sentivo ciò che sentivo verso quella data persona e più scavavo fino a farmi sanguinare le mani per comprendere più mi ritrovavo in mano una radice profonda e forte che non sapevo spiegare. Ho combattuto per estirparla perché mi dava il tormento provare sentimenti per qualcuno che non mi ricambiava. Il combattimento tra sentirmi portata verso la persona e sapere che la realtà non concedeva di essere accolta è stato lungo. Ho cercato di non concentrarmi sul fatto che quando non piaci a qualcuno ti senti uno schifo totale e peggio ti senti quanto più la persona piace a te. Ti crollano certezze e la stima di te stesso vacilla. Essere rifiutati è una botta che ti rintrona. Ma ho pensato che non avesse vero valore stare a rovistare in questi sentimenti depressivi anche se ci sono rimasta dentro per un po' prima di venirne a capo. Ed ogni volta che ho incontrato delle soglie che mi avrebbero portato lontano dalla vera essenza di me stessa e lontana dal mio cuore ho scelto di continuare a piangere, per il momento, finché non avessi capito davvero come poter gestire i sentimenti che abitavano in me. E qui parlo di scelte, delle mie sfumature, di ciò che avevo dentro di me e che ha determinato una direzione piuttosto che un'altra. Masticavo un boccone durissimo da mandare giù, ma non mi sono arresa perché ogni volta che stavo per rinunciare a masticarlo mi sembrava che avrei potuto perdere una parte importante di me. Non sapevo il perché né lo capivo ma sapevo che era così quindi ho continuato nella stessa direzione ostinata e sempre avendo vento contrario. Il vento delle opinioni altrui. Poi, forse perché qualcosa dentro era maturato da sé, mi sono trovata a pensare che parte del mio dolore nasceva anche dal voler dimostrare agli altri cosa provavo per cercare di spazzar via almeno un po' dell'incomprensione per i miei sentimenti. Egoistica visione poiché gli altri vedevano anche i sentimenti dell'altra persona e ovviamente non potevano dare ragione a me. Io mi ci incaponivo su questa cosa perché mi sembrava vano anche ciò che provavo confrontandolo con il pensiero altrui. Come se adeguarmi a tali opinioni o consigli sul guardare altrove cancellasse il mio cuore. E' così che mi sono sentita. Ho smesso di sentirmi così quando ho capito che per essere me stessa dovevo smettere di negare ciò che ancora provavo a dispetto di tutto e quando ho capito che in verità dell'opinione altrui non mi importava granché, poiché non era con quella che mi trovavo a convivere costantemente ogni giorno, sono stata meglio e più in pace. Nel cuore però c'era ciò che c'era, che fosse piaciuto o meno agli altri o che l'avessero capito oppure no. Infine non ho accolto il consiglio di guardare altrove, di cercare qualcun altro per il semplice fatto che, per come sono fatta, non mi piaceva ingannare nessuno, né il mio stesso cuore per primo, né il cuore di chiunque altro avrei guardato solo per cancellare il ricordo precedente. Questa cosa non fa per me. Così mi son trovata un nuovo problema da affrontare. Dove sistemare tutto ciò che si prova per qualcuno non essendo ricambiati? La soluzione è lasciarlo dove sta e fare un lavoro di adeguamento di ciò che siamo tutto intorno. In altre parole si impara a domare l'impulso a voler dare questo amore al "legittimo proprietario" e si vive ogni giorno usando la consapevolezza del proprio cuore come fosse una inesauribile fonte di calore come infatti è. Che l'altro ci sia o non ci sia rimaniamo noi con ciò che proviamo, tenendo a mente i limiti che l'altro impone, perché anche se siamo esseri umani, e questo talvolta può giustificare certe pulsioni ma altre volte no, dobbiamo la nostra comprensione a chiunque sforzandoci, anche se questo genera battaglia interiore.
L'amore forte forte
Il titolo è lo stesso di un libro illustrato per bambini, ma anche per grandi direi. Si tratta de "L'Amore forte forte" di Loredana Frescura illustrato da Gek Tessaro, Ed. Fanucci. Quando trovai questo libro fu il titolo a colpirmi perché mi arrivò dritto al cuore. La storia racconta di un ragazzo che abita in una valle e della sua amata che abita invece in cima ad una montagna. Il ragazzo ha però paura dell'altitudine ma tanta è la voglia di vedere il suo amore che decide di incamminarsi verso la cima. Quando arriva non la trova e si mette a piangere. Incontra il vento, le stelle, l'albero e ciascuno gli chiede il motivo della sua tristezza. Il ragazzo quindi riceve in risposta un consiglio da ciascun essere che incontra durante il suo cammino. Decide allora di lanciarsi dalla montagna, per poter tornare a valle vincendo così la sua paura dell'altezza, appeso al suo fazzoletto pieno di nodi per ricordare le cose che gli sono state dette, e vede che pure la sua amata è quasi arrivata a valle poiché anche lei voleva ritrovarlo con tutto il suo cuore. Allora insieme toccano terra e possono finalmente abbracciarsi.
Questa è una storia che racchiude in sé un bellissimo messaggio di speranza e al tempo stesso è una verità. Quando portai a casa con me questo libro avevo una voglia immensa di incontrare una persona che stranamente, a dispetto di tutto, ho sempre avuto nel mio cuore. Per questo motivo leggere tale storia mi faceva stare meglio dal momento che nella mia realtà non c'era alcuna speranza di riallacciare un qualunque discorso né di iniziarne uno nuovo. Ancora oggi, quando vedo la sua sagoma da lontano mi tocco il cuore per sentirne i battiti, per calmare il mai spento desiderio di conoscerlo davvero. Conoscere il suo pensiero e il suo cuore vero non soltanto attraverso i palpiti di un cuore innamorato. E un cuore innamorato di solito tende a non essere troppo obiettivo. E' questa consapevolezza che mi ha fatto sempre andare anche troppo oltre talvolta per conoscere, nel quotidiano, la persona che abitava il mio cuore. Volevo colmare le distanze, volevo raggiungerlo in ogni modo perché mi mancava non aver nemmeno un dialogo con lui. E avevo paura di perdere qualcosa di tanto caro al mio cuore che ho stretto forte forte forte... Più era la paura e più stringevo e correvo per andargli incontro. Ma che non facevo bene a fare così è ormai storia vecchia. Le scuse non sono più concesse né lo sono state mai. C'è solo il presente, adesso, fatto di sensazioni ben vive e profonde, di incredibile voglia di andare ancora a cercarlo, in certi momenti, e di altre volte in cui me ne sto tranquilla pensando a tutti gli errori passati impedendomi di commetterli di nuovo per immensa stupidità. L'amore è forte forte ancora e più cerco di spiegarmelo meno riesco a trovare le parole ma se ascolto soltanto quello che c'è dentro di me trovo tanto, sempre tanto e non lo posso negare. Ma ci posso convivere tenendolo in me, avvolgendolo in me perché forse non sarà mai una bandiera da poter spiegare al vento come avrei voluto che fosse. Come quando hai tanta felicità in corpo da non poter fare a meno di metterti a gridare o raccontare a tutti come ti senti. Forse per condividere, forse perché è tanto ciò che senti dentro che non c'è abbastanza spazio in te per tenerlo lì. L'amore forte forte, quando ami qualcuno, è uno strano modo di sentirsi che ti cambia i connotati dell'anima. R.B.Between
Questa è una storia che racchiude in sé un bellissimo messaggio di speranza e al tempo stesso è una verità. Quando portai a casa con me questo libro avevo una voglia immensa di incontrare una persona che stranamente, a dispetto di tutto, ho sempre avuto nel mio cuore. Per questo motivo leggere tale storia mi faceva stare meglio dal momento che nella mia realtà non c'era alcuna speranza di riallacciare un qualunque discorso né di iniziarne uno nuovo. Ancora oggi, quando vedo la sua sagoma da lontano mi tocco il cuore per sentirne i battiti, per calmare il mai spento desiderio di conoscerlo davvero. Conoscere il suo pensiero e il suo cuore vero non soltanto attraverso i palpiti di un cuore innamorato. E un cuore innamorato di solito tende a non essere troppo obiettivo. E' questa consapevolezza che mi ha fatto sempre andare anche troppo oltre talvolta per conoscere, nel quotidiano, la persona che abitava il mio cuore. Volevo colmare le distanze, volevo raggiungerlo in ogni modo perché mi mancava non aver nemmeno un dialogo con lui. E avevo paura di perdere qualcosa di tanto caro al mio cuore che ho stretto forte forte forte... Più era la paura e più stringevo e correvo per andargli incontro. Ma che non facevo bene a fare così è ormai storia vecchia. Le scuse non sono più concesse né lo sono state mai. C'è solo il presente, adesso, fatto di sensazioni ben vive e profonde, di incredibile voglia di andare ancora a cercarlo, in certi momenti, e di altre volte in cui me ne sto tranquilla pensando a tutti gli errori passati impedendomi di commetterli di nuovo per immensa stupidità. L'amore è forte forte ancora e più cerco di spiegarmelo meno riesco a trovare le parole ma se ascolto soltanto quello che c'è dentro di me trovo tanto, sempre tanto e non lo posso negare. Ma ci posso convivere tenendolo in me, avvolgendolo in me perché forse non sarà mai una bandiera da poter spiegare al vento come avrei voluto che fosse. Come quando hai tanta felicità in corpo da non poter fare a meno di metterti a gridare o raccontare a tutti come ti senti. Forse per condividere, forse perché è tanto ciò che senti dentro che non c'è abbastanza spazio in te per tenerlo lì. L'amore forte forte, quando ami qualcuno, è uno strano modo di sentirsi che ti cambia i connotati dell'anima. R.B.Between
martedì 27 novembre 2012
Il disegno della vita
Dal momento della nascita in poi, ciascun essere vivente, è una summa di azioni. Ogni azione determina una risposta di conseguenza, è così che il mondo si muove, e l'essere umano ha la possibilità di rendersi conto di tali azioni, aggiungendo al movimento della vita un fattore in più. Diciamo che in genere è così. Se però ci si abitua a considerare le cose come fossero in scomparti separati le azioni potrebbero non essere facilmente messe in collegamento tra di loro. Molti sono i motivi che portano ad escludere la visione d'insieme a partire dal più semplice di tutti, l'importanza che diamo a ciò che stiamo facendo, dicendo, vivendo. E questa importanza è talvolta collegata all'ego. Ego ed orgoglio impediscono spesso la visione panoramica di qualcosa, ma al di là del giudizio positivo o negativo su ciò, le azioni o i pensieri sui quali siamo comunque concentrati disegneranno la vita con un tratto apparentemente più marcato. Ciò che vediamo con la volontà e la presenza in noi, nel bene o nel male, avrà un impatto più incisivo nella memoria che ci portiamo dietro. Siamo abituati a sottolineare le scelte, i traumi, le celebrazioni di noi stessi, tutto ciò che possiamo vedere, perché è la realtà con la sua portata di concretezza che induce a sottolineare queste cose. Questi fatti appartenenti al quotidiano sono l'inchiostro per il disegno della vita e non si potrebbe mai negare che possa essere vero il contrario. Una cosa visibile, tangibile, diventa innegabile e viene usata come pietra da costruzione, nonché come pietra di paragone. Di conseguenza qualsiasi cosa che facciamo è innegabilmente un tratto del disegno di ciascuno, che diventa visibile anche per gli altri. E questo ha i suoi lati positivi e negativi. Il mondo è pieno di esempi di ogni tipo ai quali ci riferiamo per creare un dialogo con i nostri simili. L'imitazione è uno dei primi passi di un bambino che esplora il mondo... Scusate se scivolo via spesso da ciò che vorrei dire veramente ma catturare i concetti, stasera, non è facile... Ciò che inizialmente volevo dire è legato al fatto che, se si immagina di escludere qualsiasi credo o credenza, la vita realmente ci appartiene come un disegno che sta solo in mano nostra. Non ho mai condiviso il pensiero che la responsabilità o l'innesco di alcune conseguenze appartenga a qualcun altro che non sia io stessa poiché comunque, anche se sono innegabilmente immersa nella trama della vita, non sono un essere inerte. Ma non solo, penso anche che il disegno della vita non sia costituito solo da una serie di tratti visibili, creati per mezzo delle azioni che si ricavano un posto nella realtà comune condivisa, ma anche da tutti quei tratti meno visibili, determinati dall'aver lasciato perdere qualcosa, dall'aver lasciato che corresse via senza farci nulla, laddove abbiamo guardato altrove voltando lo sguardo per un qualsiasi motivo. Il primo impatto con questo pensiero è di vedere che non è facilmente riconoscibile come "nero su bianco", come risultano invece le azioni che abbiamo curato e scelto di far esistere, infatti queste ultime, esistendo, continuano a generare altre azioni più o meno direttamente collegate, mentre i "no", o la stessa accettazione di ciò che non è possibile che avvenga per il momento, creando una sorta di vuoto, lasciano dello spazio talvolta anche ad azioni non necessariamente ad esse consequenziali o semplicemente lì ci resta uno spazio "vuoto". Al secondo sguardo questi apparenti vuoti nella linea del disegno appaiono invece visibili perché anche quando si lascia perdere o si smette di guardare qualcosa si è scelto di farlo. Superficialmente sembra che ciascuno sia frutto di scelte proprie e colpe altrui ma come ci determiniamo è, e rimane sempre, una scelta personale, sia che ci si renda conto sia che si viva parte della vita, in questi tratti, inconsapevolmente. Anche lasciare che sia, nel bene o nel male, porta una conseguenza che però può non essere vista subito. Ci sono cose che abbiamo scelto di fare o di non fare, di interpretare o di lasciare lì come un abito smesso, che potremo anche non vedere mai se non andiamo ogni tanto a cercare dentro di noi una risposta la cui domanda nasca dall'aver osservato l'intorno, meglio ancora senza giudicarlo, solo avendolo osservato per metterne insieme i pezzi, fossero questi anche, temporaneamente, senza un senso preciso. Il disegno della vita non è uno schema obsoleto è solo ciò che siamo e nessuno è insignificante. Rendersi conto di avere in mano la penna che lo sta disegnando può rendere felici, leggeri, preoccupati, paurosi, orgogliosi, coraggiosi o timidi, o può non importarci ma non riesco a credere che la vita non sia capace di far inamorare di sé chi la frequenta. Prendere in mano la propria vita è faticoso così come è difficile guardarsi allo specchio. La ricchezza immensa di ciò che abbiamo dentro non è facilmente quantificabile e scavare dentro alla ricerca di questo strano tesoro prende tempo e richiede energia. Da bambini ci hanno insegnato a scrivere, a tracciare sulla carta, seguendo le righe o i quadretti, dei segni. Proseguendo nell'esercizio ci è stato insegnato a mettere insieme le parole per formare le frasi, dunque i periodi più lunghi fino ai temi. E' l'insieme di pieni e vuoti che crea il tutto e lo rende decifrabile come vale per luci e ombre all'interno di un disegno.
domenica 18 novembre 2012
Voltare pagina
Con questa semplice mossa si possono ottenere due risultati. Se stiamo leggendo un libro, voltando pagina, possiamo leggere il proseguimento del testo, mentre se stiamo usando tale frase come metafora, voltando pagina otteniamo un cambiamento che sottintende la possibilità, così facendo, di non vedere quello che c'era nella pagina precedente. Voltano pagina coloro che hanno sofferto per qualcosa o per qualcuno e, per continuare a vivere cercando di non soccombere al dolore, ritengono utile, nonché saggio, voltare pagina. Voltare pagina è distrarsi sostituendo un pensiero o un modo di fare per recuperare se stessi, non sapendo bene se un giorno si vorrà mai riaprire la pagina che per il momento abbiamo voltato, per rileggere qualcosa rimasta scritta lì. Talvolta succede anche di rileggere l'intero capitolo e non solo la singola pagina. Personalmente non riesco a pensare la vita per capitoli o pagine ma se di pagine ce ne fossero per me ne esisterebbe solo una. Di misura illimitata affinché accolga tutto ciò che ho da scriverci sopra o da disegnarci, ma solo una, com'è unica la vita. Ho combattuto e combatto ogni volta che le circostanze dolorose vogliono indurmi a cancellare la memoria dell'accaduto perché credo che ogni cosa, bella o brutta che sia, faccia parte del disegno che stiamo tracciando su quell'unica pagina. E avere una sola pagina a disposizione, come accade con la vita, rende prezioso ogni avvenimento e insegna ad essere meno superficiali e meno disattenti poiché non sono concessi troppi errori. Voltare pagina è un lusso per come vedo io la vita ma in ogni caso, anche se potessi permettermelo, non lo sceglierei. Convivere con le cose dolorose, se da una parte fiacca, dall'altra è pur vero che tempra, ammesso che si desideri non soccombere. Dimenticare o sostituire solo per non soffrire lo ritengo disonesto nei confronti di me stessa e nei confronti della cosa che ho preso in sostituzione poiché vero né sincero sarebbe il mio sentimento. Così chi sceglie di avere una sola pagina a disposizione deve imparare a non aspettarsi la comodità che offre invece il voltare pagina temporaneamente o per più tempo. Trovo così speciale la vita che non ho voglia di chiudere gli occhi quando incontro dolore ma non è facile continuare a disegnare sulla stessa pagina. Se la memoria non si spegne né si sospende né si intrattiene con qualcosa di diverso il tempo di recupero aumenta ma si incrementa così anche il senso della dignità. Recuperare me stessa rimanendo consapevole dell'evento precedente è tra le prove più difficili che ho incontrato sulla mia strada ed è un cammino che ancora esiste. Questa scelta però, poiché di scelta si tratta, mi fa stare bene con me stessa anche se so che il tempo guarirà lentamente le ferite poiché al posto di un cerotto in attesa che le cose accadano da sole, io so che vorrò metterci dei punti di sutura, ciascuno proveniente da una consapevolezza ricavata dalla riflessione sull'accaduto. Così quest'unica pagina mi permetterà sempre di avere la visione d'insieme e potrò usare qualsiasi punto del disegno per scoprire come sono fatta.
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